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La risposta dell’Assessore regionale Gianni Fava all’intervento dell’Associazione Pescatori di Bergamo sulla gestione dei fiumi in bergamasca

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Le nostre parole sulla gestione dei fiumi in materia di fauna ittica, sulla gestione degi incubatoi e sulla campagna di ripolamento della nostra Associazione Pescatroi Bergamo non sono passate inosservate ed ecco che Regione LOmbardia ha voluto rispondere al nostro precedente comunicato attraverso le parole del diretto interessato, l’Assessore Gianni Fava, sintomo dell’interesse verso quanto la nostra Associazione fa.

Vi riportiamo il testo integrale della risposta arrivata dalla Regione

 

Caro Presidente

 

mi è stato segnalato ed ho letto il  corsivo relativo alla campagna di ripopolamento ittico 2017 dei fiumi  bergamaschi pubblicato sul sito WEB della vostra associazione.

Mi hanno anche sollecitato  azioni concrete in risposta alle questioni che avete posto sia per dare continuità a  quanto da voi fatto  ma  soprattutto per tutto quel che ancora c’è  da fare a partire dal prossimo autunno.

Avete fotografato in modo crudo la realtà conseguente al “riordino” delle competenze in materia di pesca (caccia ed agricoltura). Le valutazioni su tale riassetto istituzionale da parte di Regione Lombardia le conoscete. Inutile riprenderle. Se non avessimo provveduto a recepire con legge regionale la Del Rio nell’aprile 2016 avremmo oggi più di 430  colleghi ex provinciali, che lavoravano con profitto e competenza sul territorio per la gestione di agricoltura caccia e pesca senza lavoro e come Regione non avremmo avuto la possibilità di riassumerli.

Per non parlare delle funzioni  di polizia ittico venatorie restate alle province, con i bilanci prossimi al dissesto e con l’ impossibilità di sostenere da parte nostra tale funzione ESSENZIALE per la tutela della pesca in quanto non di nostra competenza.

Citate più volte i servizi o meglio i non servizi regionali nel corrente anno. Non fa piacere ricevere critiche, ma la vostra valutazione  è oggettiva. E’ indice di passione e attaccamento al patrimonio territoriale. Di questo vi ringrazio e da quanto segnalate  voglio ripartire.

Ho sentito i servizi tecnici dell’Assessorato agricoltura di Regione Lombardia che sono in costante collegamento con i colleghi dell’Ufficio territoriale regionale  di Bergamo. Mi confermano che avete lavorato bene ed in conformità ai vigenti indirizzi di programmazione ittica.

Nel merito delle  attività ittiogeniche, abbiamo dato  continuità agli impianti gestiti dalle province. Questi beni,  come conseguenza del riassetto sono entrati nel patrimonio regionale. Inoltre queste attività  servivano i laghi e producevano  specie ittiche di primario interesse economico per la pesca professionale e per il relativo indotto.

Per fiumi e torrenti e relative derivazioni è stato già pubblicato un bando per il ripopolamento su tutto il territorio regionale dove la gestione ittica non è in concessione (tutte le province eccetto Sondrio, Lecco e Como) con una base d’asta  di € 200.000=.  Verrà aggiudicato a  breve iniziando con le  semine autunnali di trote anche nei fiumi orobici.

Questo bando è stato programmato nel 2016 come previsto dalla normativa appalti. Ha richiesto più di sei mesi per la sua attivazione. Questi sono tempi standard  derivanti dalle vigenti leggi. Le province erano più rapide, non c’è dubbio anche per la possibilità di affidamenti diretti in relazione ai minori importi dei servizi appaltati.  Lavoro  burocratico enorme che sarà sicuramente più costoso rispetto ad una gestione  operativa a livello  locale  e fors’anche non parimenti efficace.  Sconta  la criticità della  gestione centralizzata a livello regionale che deve supplire a quel che amministravano 11 province.

Ho letto una vostra valutazione sulla necessità di scelte prioritarie locali anche al vostro interno associativo, mi consola, sono analogie analogie che ho apprezzato.

Ma il 2018 incombe e come sottolineate  occorre una svolta che eviti il trascinamento dei blocchi   avuti  nel 2017 (e nel 2016).

Sui contributi per attività ittiogeniche ai sensi  dell’art. 143 della lr 31/2008. Questi sono riservati alla associazioni qualificate ex  art.  136 della medesima legge.

Pongo due questioni. Ad oggi è qualificata, tra poche altre sigle, la sola FIPSAS regionale con decreto assessorile del 2002.

La soglia di  contributo erogato fino al 2015 dalle province alle associazioni di pesca dilettantistica  qualificate a livello provinciale, principalmente  alle diverse federazioni provinciali FIPSAS,   superava i ¾ della spesa rendicontata. Un contributo presuppone una partecipazione del beneficiario ben maggiore, ordinariamente non inferiore al 50%. Inoltre corre l’obbligo ricordare  che l’oggetto del contributo riguarda  il pesce liberato, il miglioramento degli ambiti riproduttivi naturali il contenimento delle minacce come gli esotici invasivi. Sono tutti beni e servizi pubblici e come tali vanno gestiti. Realizzabili dall’amministrazione direttamente o da terzi individuati con procedura ad evidenza pubblica.

Le strutture ittiogeniche sul territorio che producono salmonidi per il ripopolamento  di fiumi e torrenti come le vostre  sono private o comunali concesse in gestione alle associazioni. Anche questo ostacola le procedure  di appalto gestire a livello regionale.  Francamente non vedo reiterabili modalità gestionali antecedenti la  Del Rio e non ho nessun indizio concrerto di ricostituzione delle funzioni provinciali in materia.

Il risultato è  Regione Lombardia che fatica ad adempiere il proprio mandato di tutela della fauna ittica e  le associazioni sportivi di pesca, che con le loro sole forze e risorse economiche, non riescono a valorizzare il loro patrimonio immobiliare degli incubatoi, le decennali competenze acquisite, le qualificate risorse umane del volontariato associativo.

Quindi serve davvero quella svolta che chiedete.

Ne abbiamo ampiamente discusso in Consulta regionale pesca il 18 luglio scorso con i vostri rappresentanti. A settembre costituiremo le Consulte pesca territoriali e in quegli ambiti sarete direttamente  coinvolti. Partendo dalle modifiche del  RR pesca del 2003 vogliamo superare l’attuale impianto dei regolamenti provinciali zonizzando il territorio sulla base dei bacini fluviali e limitando al minimo i contenuti regolamentari che scontano un lungo iter di vaglio politico,  rimandando il dettaglio delle modalità di prelievo e gestione per ogni bacino a provvedimenti dirigenziali gestiti a livello di Assessorato.

Ridisegnato il territorio e decaduti i regolamenti provinciali vorremo procedere secondo legge e ove ci fosse richiesta, ad una gestione in concessione di ampie porzioni di territorio con acque libere da diritti esclusivi ed usi civici secondo quanto previsto all’art 134 della lr 31/2008.

Necessità a  monte la definizione dei livelli minimi essenziali di qualità ittiogenica e vigilanza per ogni bacino. La dove un territorio non venisse assegnato è di tutta evidenza che provvederà direttamente l’amministrazione regionale.

Questo il percorso che abbiamo presentato in Consulta regionale e sul quale ci confronteremo, anche con voi, a partire da settembre.

Ancora un ringraziamento per il vostro lavoro

A presto

 

Giovanni Fava

Regione Lombardia

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